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27/09/2026 22:00 - I Giardini del Novecento

Ristorante a Lamezia Terme: i sapori autentici della cucina calabrese

C'è un modo semplice per capire se un piatto è davvero calabrese: basta contare gli ingredienti. Sono pochi, quasi sempre gli stessi, e ognuno ha un sapore che non si lascia confondere. Il peperoncino, l'olio delle colline, la pasta lavorata a mano, il maiale, i formaggi di pascolo. Da questa economia di mezzi nasce una cucina intensa, che non ha bisogno di artifici per farsi ricordare. Chi cerca un ristorante a Lamezia Terme per assaggiarla trova nei Giardini del Novecento, un casolare del '600 restaurato, una proposta di piatti tipici calabresi rivisitati con un tocco contemporaneo. In questo articolo raccontiamo che cosa rende riconoscibile questa cucina e quali sono i piatti che vale la pena conoscere prima di sedersi a tavola.

Una cucina nata dalla terra e dalla necessità

La gastronomia calabrese è figlia di una regione stretta tra due mari e attraversata da montagne. Per secoli le famiglie hanno cucinato quello che avevano: verdure dell'orto, legumi, grano duro, il maiale allevato in casa e macellato d'inverno, il latte delle capre e delle pecore. La scarsità ha insegnato a non sprecare nulla e a conservare tutto, ed è così che sono nati i sott'oli, le soppressate, la 'nduja spalmabile, i pomodori secchi, le melanzane sotto aceto.

Questo passato contadino spiega anche il carattere dei piatti. Le porzioni sono generose, i sughi cuociono a lungo, il peperoncino non serve a coprire ma a scaldare. Il pane accompagna tutto, e il pasto della domenica resta un rito che riunisce la famiglia intorno a un tavolo pieno. Sono abitudini che hanno resistito al tempo e che oggi si ritrovano, con qualche libertà in più, anche nei menù dei ristoranti che scelgono di lavorare sulla tradizione.

Gli ingredienti che fanno la differenza

Il primo nome da fare è quello del peperoncino, coltivato in tutta la regione e usato fresco, secco, in polvere o in crema. Subito dopo viene l'olio extravergine, spesso ottenuto da cultivar locali come la Carolea, dal gusto fruttato con una nota amara e piccante in chiusura. Poi la cipolla rossa di Tropea, dolce al punto da potersi mangiare cruda, e i pomodori maturati al sole che diventano conserve per l'inverno.

Sul fronte dei salumi e dei formaggi il repertorio è altrettanto preciso: soppressata, capocollo, 'nduja, caciocavallo, pecorino, ricotta fresca e affumicata. A questi si aggiungono le carni dei pascoli, come quella della razza bovina Podolica e del suino nero di Calabria, e i prodotti del bosco silano, dai funghi porcini alle castagne. Un tagliere di salumi e formaggi calabresi, accompagnato da miele e confetture, è spesso il modo più diretto per iniziare a conoscere questa cucina, ed è tra gli antipasti che il ristorante I Giardini del Novecento propone ai propri ospiti.

Pasta fresca e piatti che raccontano la domenica

Se c'è un gesto che identifica la cucina calabrese è quello delle mani che arrotolano la pasta intorno a un ferro da calza. I fileja, tipici della zona di Catanzaro e del Vibonese, nascono così, e trattengono i sughi grazie alla loro forma a spirale. Accanto a loro ci sono gli strozzapreti, le lagane, i maccheroni al ferretto, tutti formati che si preparano con semola di grano duro e acqua, senza uova, e che si sposano con ragù di carne cotti per ore.

Il ragù di maiale è forse il condimento più rappresentativo, ma non è l'unico. Ci sono la pasta e fagioli con la salsiccia, che nasce come piatto povero e oggi si serve come piatto di sostanza; il sugo di capra della tradizione pastorale; le paste con la mollica di pane tostata al posto del formaggio. Tra i secondi dominano le carni alla griglia o in umido, il maialino nero, le salsicce, mentre lungo la costa entrano in scena pesce spada, alici e baccalà.

Il pasto si chiude con dolci che hanno la stessa semplicità dei piatti: fichi secchi ripieni di mandorle, mostaccioli al miele, la pitta 'mpigliata con noci e uva passa, le zeppole nei giorni di festa. Accanto al dolce arriva spesso un bicchierino di liquore di liquirizia o di bergamotto, due prodotti che in Italia crescono quasi soltanto in Calabria e che chiudono il pasto con un gusto che non si trova altrove. Anche il caffè, servito corto e caldo, è parte del rito.

Tradizione e reinterpretazione a tavola

Una cucina così radicata può correre il rischio di restare ferma. Il modo più interessante di preservarla è invece quello di rispettarne gli ingredienti cambiando, dove serve, la forma del piatto. Una tartare di Podolica, ad esempio, mette al centro una carne di pascolo antica con una preparazione moderna; degli strozzapreti al ragù di maialino conservano il gusto del pranzo di famiglia con una presentazione più curata.

È questa la linea che seguono I Giardini del Novecento, dove la cucina valorizza gli ingredienti freschi e locali rispettando le tradizioni calabresi ma con un tocco di innovazione, e dove le paste fresche fatte in casa restano una delle specialità del menù. La cornice fa il resto: soffitti in legno massiccio, pavimenti in cotto, tre ambienti spaziosi e un parco esterno che raccontano, insieme ai piatti, la storia del casolare e della struttura in cui si mangia.

Conoscere gli ingredienti e i piatti della tradizione aiuta a scegliere meglio e ad apprezzare quello che arriva in tavola. Se vuoi assaggiare la cucina calabrese in un ristorante a Lamezia Terme che la interpreta con rispetto e un po' di creatività, prenota un tavolo ai Giardini del Novecento chiamando lo 0968 461713 o scrivendo a giardininovecento@gmail.com: lo staff ti aiuterà a scegliere il momento giusto e, se hai esigenze alimentari particolari, ti indicherà le opzioni senza glutine e le soluzioni personalizzate disponibili.

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